sintomi della depressione“La realtà dell’altro non è in ciò che ti rivela,

ma in quel che non può rivelarti.

Perciò, se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice,

ma quelle che non dice.”

Kahlil Gibran

 

 

 

 

Depressione

Sui sintomi della depressione si è detto molto e si è scritto molto, ma raramente ci si interroga sul significato che questo stato dell’anima ha, per le nostre vite e sul messaggio che dà. Tradizionalmente è vista come una disfunzione dell’organismo di origine incerta, che stimola l’idea del “male oscuro” senza rimedio, una malattia da temere e sfuggire. Fra i disagi psicologici, è certamente uno dei più diffusi e meno compresi.

S’insinua in modo lento e sottile, togliendo un po’ alla volta la voglia di vivere; inizia con la stanchezza, la malinconia, il bisogno di stare soli; si perde interesse per le cose della vita ed è faticoso prendersi cura di sé. I sintomi della depressione si rivelano nella dimensione di apatia, disperazione silenziosa, mancanza di progetti e speranza per il futuro, mettendo a contatto con il vuoto e con il non senso. Non vi è malessere che ricordi così da vicino la morte: è un implodere nel passato, in cui non vi sono possibilità né per il presente né per il futuro.

La psicoterapia della Gestalt, considera la depressione come una condizione di vita intimamente connessa alla storia personale. La sensazione di angoscia, svela l’esistenza di una realtà passata o presente di cui non si è consapevoli o non si riesce ad accettare; affrontare questo disagio, significa accogliere sè stessi e la propria ferita per rinascere. Molte storie di depressione sono storie di risvegli. Il passaggio attraverso il dolore è paragonabile ad un rito iniziatico, in cui si abbandona una parte di sé fatta di malessere e immobilità, per contattare le potenzialità sopite della propria personalità e fare emergere le risorse creative e le vitalità nascoste nel profondo del proprio essere.

A volte, uno stato depressivo è conseguenza di un episodio di perdita o di grande mutamento: separazione, divorzio, morte di una persona cara, cambio di lavoro, trasferimento, adolescenza, nascita di un bambino, menopausa…; altre volte nasce da una mancanza antica non consapevole e mai elaborata. Nei due casi il processo psicologico è simile: vi è difficoltà e rifiuto a vedere la realtà e l’illusione di evitare il dolore. Alcuni raccontano di condurre una vita “normale”, soddisfacente, di aver avuto un’infanzia felice; apparentemente non hanno motivo per star male eppure sono malinconici e scontenti. Non vi è stato alcun evento scatenante, ma sentono la voglia di vivere abbandonarli giorno dopo giorno: sono questi i casi in cui la depressione nasce da una ferita antica e inconsapevole, mai contattata nell’età adulta.

Il rapporto terapeutico inizia con l’ascolto del dolore del paziente: il terapeuta si sintonizza sul livello emotivo costituente lo stato fenomenologico della depressione. Il solo fatto di poterne parlare, offre la possibilità di familiarizzare con il proprio malessere, di riconoscerlo e di conseguenza, di averne meno timore. In questa prima fase non c’è soluzione né consolazione da ricercare, ma attraverso il sentire, le lacrime e il non senso, la persona è accompagnata gradualmente ad avvicinare il disagio per viverlo come realtà del presente, a riconoscere il flusso dei propri pensieri negativi, a prendere contatto con la corporeità immergendosi nelle sensazioni di oppressione e pesantezza.

Un po’ alla volta egli entra in un tempo sospeso, un momento di vuoto dove inizia il processo di elaborazione del lutto, l’aggancio con una realtà non più solo passiva ma in cui trova la forza per una nuova responsabilizzazione. E’ questo il momento in cui il paziente, può decidere di affrontare il processo terapeutico attraverso la rivisitazione dei vissuti corporei. Egli ha bloccato e irrigidito le sue modalità difensive ed è importante che, chi lo accompagna in questo delicato percorso, gli dia il tempo di entrare nel dolore senza forzature e di divenire consapevole delle proprie strategie difensive perché per abbandonarle si troverà per un certo periodo vulnerabile e impaurito.

Un passaggio importante è anche l’espressione dell’aggressività repressa o passiva che la persona non osa esprimere per difendere la propria immagine, con il risultato di una grave perdita di energia vitale. La rabbia stimola la differenziazione e induce il coraggio per uscire dalla rassegnazione ed interpretare in maniera nuova e individualizzata ciò che l’esistenza offre, riconoscendo che questa vita è l’unica dimensione possibile in cui ricercare la propria realizzazione, creare relazioni e cogliere opportunità.