psicopatologia infantile“Un guerriero della luce presta attenzione agli occhi di un bambino.

Perché quegli occhi sanno vedere il mondo senza amarezza

… quando desidera sapere se chi sta al suo fianco è degno di fiducia,

cerca di vedere la maniera in cui lo guarda un bambino.”

Paulo Coelho

 

 

 

Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza

L’infanzia e l’adolescenza sono due fasi dello sviluppo, in cui l’individuo affronta numerosi  cambiamenti che avvengono sul piano: fisico, del pensiero, affettivo e comportamentale.
L’inserimento nella scuola, l’integrazione con i coetanei, l’apprendere le regole sociali dello stare in gruppo, sono solo alcune delle condizioni che il bambino o l’adolescente si trovano ad affrontare e non è raro che, durante tali esperienze, possano incontrare delle difficoltà.

Molti dei problemi che interessano i bambini e gli adolescenti sono assolutamente tipici di queste fasi della vita. Tuttavia, in alcuni casi, le difficoltà ed il disagio sono tali da compromettere il funzionamento psichico della persona, dando luogo ad una sofferenza che spesso i bambini ed gli adolescenti non riescono ad esprimere in modo chiaro e che, può evolvere verso lo sviluppo di un vero e proprio disturbo mentale.

É importante, per questo, individuare eventuali segni di difficoltà che il soggetto presenta, al fine di prevenire la strutturazione di una patologia. Alcuni segnali di difficoltà possono essere, ad esempio: una riduzione del peso corporeo, un declino nel rendimento scolastico o una chiusura nelle relazioni sociali. Tuttavia, è da considerare che alcune manifestazioni emozionali e comportamentali possono essere transitorie e dipendenti dal contesto.

L’intervento psicologico in età evolutiva, può essere indicato sia in presenza di difficoltà limitate, puramente a scopo di prevenzione e sostegno, sia in caso di disturbo conclamato, sotto forma di psicoterapia.

L’intervento di prevenzione e supporto può essere utile quando si verificano, ad esempio, delle esperienze di lutto, di separazione dei genitori, di passaggio da un grado di scuola all’altro che hanno un impatto affettivo marcato sul bambino o sull’adolescente. Un intervento in questi termini, può facilitare allora l’elaborazione dell’esperienza vissuta e la riduzione della durata della sofferenza.

Quando, invece, si riscontra la presenza di un disturbo vero e proprio, è necessario intervenire attraverso un trattamento psicoterapeutico specifico per l’età evolutiva e finalizzato alla riduzione dei sintomi e alla cura del disturbo.

I disturbi dell’infanzia sono vari, tra cui ricordiamo:

Disturbi dell’apprendimento: sono tre, ovvero il disturbo della lettura, il disturbo del calcolo e il disturbo dell’espressione scritta. Essi, non fanno riferimento a difficoltà dovute a deficit sensoriali, come problemi di udito o di vista. Il disturbo della lettura, noto come dislessia, produce nel bambino gravi difficoltà nel riconoscere le parole e nel comprendere ciò che legge, nonché nello scrivere correttamente le parole. Nel disturbo del calcolo, il bambino può incontrare difficoltà nel riconoscere i simboli numerici, nel ricordarsi di aggiungere il riporto, nel contare degli oggetti o nel seguire passaggi matematici. Il rendimento mediocre in matematica, è comune quanto il rendimento mediocre nella lettura e nell’espressione scritta. Il disturbo dell’espressione scritta, è caratterizzato da una compromissione della capacità di comporre testi scritti (evidenziata da numerosi errori di ortografia, di grammatica e di punteggiatura), la quale è abbastanza grave da interferire con il rendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono abilità di scrittura.

Disturbo delle capacità motorie: è detto anche disturbo di sviluppo della coordinazione e causa una compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria, che non è spiegabile con il ritardo mentale o con una condizione medica generale come la paralisi cerebrale. I bambini che ne soffrono hanno difficoltà, per esempio, nell’allacciarsi le scarpe, nell’abbottonarsi la camicia e, quando sono più grandi, nel costruire dei modelli e nel giocare con la palla.

Disturbi della comunicazione: il primo disturbo è quello dell’espressione del linguaggio, nel quale il bambino ha difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio. Egli può apparire desideroso di comunicare ma non essere in grado di trovare le parole giuste, utilizzando frasi abbreviate caratterizzate da una struttura grammaticale eccessivamente semplice in rapporto all’età. Il secondo disturbo, detto disturbo della fonazione, è caratterizzato da una comprensione adeguata del linguaggio, ma l’eloquio assomiglia a quello dei bambini molto piccoli. Quindi, le parole vengono semplificate (per esempio ‘blu’ diventa ‘bu’, oppure ‘scarpe’ diviene ‘cappe’). Il terzo ed ultimo disturbo è la balbuzie, ossia un’anomalia del normale fluire dell’eloquio, caratterizzata da frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni, lunghe pause fra le parole, sostituzione di parole difficili da articolare, con parole più facili e ripetizione di parole monosillabiche (per esempio <<Ho ho ho ho>>). Talvolta, la balbuzie è accompagnata da movimenti muscolari quali ammiccamenti e tic.

Disturbi generalizzati dello sviluppo: sono contraddistinti da gravi deficit e da una compromissione generalizzata di molteplici aree dello sviluppo, che includono la compromissione della capacità di interagire e di comunicare con gli altri e la presenza di un comportamento stereotipato. L’autismo fa parte di questa categoria; esso rappresenta una grave anomalia del processo di sviluppo e per questo motivo si differenzia dai disturbi mentali che insorgono nell’età adulta. L’autismo può insorgere nei primissimi mesi di vita; già a tre mesi di vita, è possibile rilevare la mancanza di attaccamento verso la madre del bambino autistico. Mentre gli altri bambini della stessa età sorridono, si protraggono verso la madre, la guardano, l’autistico non fa nulla di tutto ciò e può addirittura respingere il contatto con i genitori inarcandosi per rendere minimo il contatto corporeo. Inoltre, i bambini autistici non emettono versetti e non piangono se non quando sono bagnati o hanno fame. Non mostrano segni di affetto verso chi si prende cura di loro e possono passare intere giornate fermi, in una posizione senza interessarsi a ciò che accade attorno a loro. Essi non mostrano segni di interesse verso gli altri e non avviano quasi mai spontaneamente attività di gioco con altri bambini. Questi comportamenti anomali, derivano dall’isolamento in cui l’autistico si confina, il quale provoca grave ritardo anche in altre aree, come il linguaggio.

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività: il bambino iperattivo, mostra grande difficoltà nel controllare la propria attività in quelle situazioni che richiederebbero un comportamento tranquillo. Egli, non riesce a mantenere una posizione per più di qualche secondo, picchietta con le dita, dondola le gambe, dà spinte ai compagni di classe senza una ragione apparente e parla quando non è il suo turno. Il bambino iperattivo inoltre, ha difficoltà ad andare d’accordo con i coetanei e fatica a stabilire rapporti di amicizia. Il 20-25% circa dei bambini iperattivi ha difficoltà di apprendimento in matematica, lettura ed ortografia (Barkley, DePaul e McMurray, 1990).

Esistono tre tipi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività:

  1. Disturbo con disattenzione predominante, in cui la difficoltà a prestare attenzione e concentrarsi è predominante;
  2. Disturbo con iperattività-impulsività predominante;
  3. Disturbo con combinato, nel quale sono presenti entrambe le problematiche.