malattie psicosomatiche“IL CORPO GRIDA QUELLO CHE LA BOCCA TACE.
LA MALATTIA E’ UN CONFLITTO FRA LA PERSONALITA’ E L’ANIMA.
Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange.
Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.
Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.
Il diabete “invade” quando la solitudine duole.
Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.
Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.
Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.
Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.
La pressione “sale” quando la paura imprigiona.
Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.
La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.
Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.
Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.
Ed i tuoi dolori silenziosi? Come ti parlano attraverso il tuo corpo?
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.

Alejandro Jodorowsky

 

La psicosomatica

La psicosomatica è un ampio campo della psicologia clinica che si colloca a metà strada tra la medicina e la psicologia, indagando la relazione che c’è tra mente e corpo. Nello specifico, ha lo scopo di rilevare e comprendere gli effetti negativi che la psiche produce sul corpo.
La psicosomatica insegna che: ogni sentimento inespresso provoca malessere.

Attualmente, è provato che reazioni emozionali e stati di stress, si associano a modificazioni dei sistemi: nervoso-periferico, neurovegetativo, neuroendocrino e immunitario favorendo, in determinati casi, un aumento della suscettibilità a varie malattie. Uno dei cardini della medicina psicosomatica, che non si sostituisce ma si aggiunge all’indagine medica classica, è la focalizzazione dell’attenzione non solo sulla malattia, ma sulla persona malata e sull’insieme mente/corpo, più che sull’organo o sul sistema colpito.

I disturbi psicosomatici si possono considerare malattie vere e proprie, che comportano danni a livello organico e che sono causate o aggravate da fattori emozionali.
I sintomi psicosomatici, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Le emozioni negative come: il risentimento, il rimpianto e la preoccupazione possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare.

I pensieri troppo angosciosi, quindi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione persistente, il quale può provocare dei danni agli organi più deboli. Date le strette connessioni che numerose ricerche hanno provato tra mente e corpo e tra cervello e sistemi biologici periferici, si ritiene che qualsiasi patologia fisica possa risentire in qualche misura di fattori psichici ed emozionali. I sentimenti e le emozioni negative possono, quindi, radicarsi nel corpo e dare il là a vere e proprie malattie psicosomatiche.

Mente e corpo, emozioni ed organi, pensieri e cellule, sono perfettamente interagenti, inscindibilmente collegati. Salute o malattia, possono essere una possibile espressione di benessere o di malessere psicologico. Ma il disturbo psicosomatico ha anche un risvolto positivo: il sintomo può anche essere letto come il segnale mandato dalla psiche, per attirare l’attenzione su un problema del quale, diversamente, non ci si prenderebbe cura.

Per quanto paradossale possa sembrare, dunque, anche la malattia psicosomatica può avere un valore positivo. Infatti, può diventare lo stimolo decisivo per abbandonare gli atteggiamenti negativi, le strade poco consone alla propria natura più profonda. In altre parole, se si soffre di questi particolari disturbi, bisognerebbe fermarsi, chiedersi che cosa non va nella propria vita e cambiare rotta.
Tutto l’ambito delle malattie psicosomatiche, dunque deriva da un blocco ovvero da un radicamento nel somatico dell’emozione. L’emozione è, secondo questa scuola di pensiero, il carburante dell’immaginazione.

Le sindromi psicosomatiche, si distinguono per gravità e per tipo di apparato coinvolto. Per quanto riguarda la gravità: al grado più lieve, corrisponde la banale manifestazione emotiva che sfugge al nostro controllo. Al livello di gravità medio, si pongono i disturbi funzionali: si tratta di risposte già elaborate dall’organismo, per rispondere ad una situazione generata dalla rimozione delle emozioni, che a sua volta cercano una espressione somatica. Infine al livello più grave, quando la negazione delle emozioni diventa persistente, si può giungere a delle vere e proprie lesioni o modificazioni dell’organo coinvolto, causate da eccesso o carenza di specifiche risposte fisiologiche che avvengono sempre con la stessa modalità.

Analizzando invece il tipo di apparato coinvolto possiamo distinguere tra:
Apparato digerente: nausea, vomito, crampi allo stomaco, stipsi, colica, diarrea, dolori rettali, possono essere considerati manifestazioni emotive dovute a situazioni traumatizzanti, che possono evolversi in disturbi funzionali se si stabilizzano (anoressia, bulimia). Mentre l’ulcera gastroduodenale e la rettocolite emorragica, costituiscono delle vere e proprie lesioni in stretto rapporto con i tratti di carattere della persona.

Apparato respiratorio: il sospiro, la tachipnea (ansimare), l’ansia, l’oppressione toracica, sono le sindromi più leggere. L’asma, che richiama ad una crisi di pianto inibita e ad una insicurezza profonda del carattere e la tubercolosi polmonare, che richiama ad una profonda angoscia depressiva, sono invece le più gravi.

Apparato cardiovascolare: la tachicardia, le ipo/ipertensioni transitorie, la paura e la collera somatizzate sono manifestazioni leggere. Mentre l’infarto del miocardio e le malattie coronariche, sono malattie che interessano soggetti inquieti, con frequenti tratti ossessivi e con difficoltà di mobilitazione degli affetti, per via motoria ma soprattutto verbale.

Apparato cutaneo: le allergie oltre ad essere scatenate da fattori di natura chimico-fisica, si presentano in personalità con labilità emotiva, depressione latente, rivendicazione affettiva costante, rimozione sessuale. Esistono poi ad un livello più profondo gli eczemi, la psoriasi e la calvizie (alopecia).
Fra gli altri disturbi di possibile origine psicosomatica, si possono includere: l’emicrania (eccesso di autocontrollo), i disturbi del ciclo, l’ipertiroidismo e l’obesità.

La Psicoterapia
La finalità della psicoterapia, nei confronti della malattia psicosomatica, consiste nell’aiutare la persona a individuare delle vie più naturali di utilizzo della tensione neurovegetativa. Tale processo terapeutico prevede specifiche fasi:

  • La comprensione del significato della malattia per la specifica persona che intraprende questo viaggio, all’interno di sé. Ogni malattia psicosomatica comunica sempre un messaggio alla persona che ne è portatrice, un messaggio decodificabile dalle emozioni che, ignorate da lungo tempo, si somatizzano come ultimo tentativo di dimostrare la loro esistenza.
    Ad esempio, una classica malattia psicosomatica come l’alopecia areata può comunicare, alla persona che ne è affetta, che la sua razionalità utilizzata pur se validi motivi, in modo eccessivo non lascia fiorire la sua passionalità, la sua creatività, la sua sessualità e la sua femminilità. La prima fase ha quindi la finalità di decifrare il messaggio della specifica malattia all’interno della nostra storia di vita. In questa fase è essenziale la ricostruzione dell’anamnesi, ovvero la storia di vita riassunta dagli episodi più significativi e centrali, per individuare quali episodi abbiano più contribuito alla scelta dello stile di vita che stiamo attualmente conducendo. Tali eventi, spesso rimossi, esercitano una così forte influenza da farci spesso deviare dal nostro più naturale e spontaneo modo di vivere.
  • La seconda fase, consiste nell’individuare quali atti o azioni, ovvero quali meccanismi di difesa, stiamo utilizzando nel nostro attuale periodo di vita, per evitare il riemergere dell’emotività e/o della sofferenza legata a questi episodi importanti. I meccanismi di difesa, infatti, se da una parte assolvono la funzione di evitare il ricordo di episodi di vita per noi causa di sofferenza, ci inducono a perdere aspetti della naturalità della vita, di cui abbiamo bisogno per stare bene con noi stessi e con l’ambiente circostante.
  • La terza fase del processo, consiste infine nell’individuare una soluzione più creativa alla situazione di impasse che stiamo vivendo, rivedendo sotto una nuova luce le determinanti inconsce del nostro attuale stile di vita, al fine di modificarlo, rivitalizzando le emozioni pietrificate nella malattia.
    Per venire a capo di queste patologie, l’intenzione terapeutica quindi, mira a mobilizzare l’immaginario, sradicandolo dal corpo, per renderlo disponibile ad un processo di simbolizzazione. Il ”lasciarsi andare” alle immagini e alle “sensazioni corporee” e, successivamente, la presa di coscienza delle stesse, significa ri-abituarsi a concedere lo spazio necessario alla nostra parte spirituale e immaginativo-creativa, che da sempre ha accompagnato l’uomo attraverso la rappresentazione dei miti e delle leggende.
    In conclusione si può affermare che le malattie psicosomatiche, sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici, con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo.
    In queste malattie: l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma. Non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite.
    In genere, il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire, si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali: rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso, si tratta di pazienti che hanno difficoltà a far venire alla luce emozioni e che separano dalle cose ogni elemento di fantasia. Tutte le loro capacità difensive, tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso, una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra comunque permanga sempre in queste persone una parte dell’Io che tende a funzionare in questo modo.