psicologia della gestalt“Io faccio la mia cosa, e tu fai la tua.

Non sono in questo mondo per esaudire

le tue aspettative, come tu non sei in questo

mondo per esaudire le mie.

Tu sei tu, e io sono io,

e se per caso ci incontriamo sarà bellissimo,

altrimenti non ci sarà nulla da fare.”

Frederick S. Perls

La psicoterapia della Gestalt

 

La psicoterapia Gestaltica è finalizzata al recupero della naturale armonia tra individuo e ambiente e all’acquisizione, da parte del paziente, di una maggiore consapevolezza. Sintomi e difese sono visti, in questo contesto, come tentativi di risoluzione di un problema attraverso degli aggiustamenti creativi, che nel tempo possono però perdere le caratteristiche iniziali e portare delle distorsioni.

La terapia non cerca di rimuovere o interpretare le difese o i sintomi, ma si limita a cercare di portarli alla consapevolezza, con l’obiettivo di riorganizzarli in modo da poterli meglio conoscere e gestire.

Il metodo della psicoterapia della Gestalt crea, fin dall’inizio, un’atmosfera che chiama in causa la creatività e la comprensione intuitiva, empatica e sensibile dell’altro in primo piano, la peculiarità di questo modo di lavorare, cioè il riuscire attraverso la creatività ad offrire qualcosa di diverso.

Nella psicologia della Gestalt per salute s’intende, tra le altre cose, adattamento creativo, cioè fare dell’adattamento al mondo una scelta personale consapevole e legata al contesto. Ciò che si propone al cliente è un modo diverso di essere al mondo, di sperimentarlo in un contesto protetto come quello terapeutico. L’approccio Gestaltico si basa principalmente sul vivere un’esperienza nel qui e ora del nostro incontro significa ri-vivere un’emozione.

In una situazione di normalità l’organismo fa fronte a diversi bisogni che si manifestano simultaneamente, poiché può svolgere adeguatamente solo una funzione alla volta, deve operare una scelta entro una scala gerarchica di valori, seguendo uno schema che dà priorità al bisogno in primo piano (in “figura”), quello che preme con maggiore urgenza per il proprio appagamento, lasciando retrocedere temporaneamente nello “sfondo” gli altri. La psicologia della Gestalt descrive il funzionamento organismico come l’organizzazione di questa dinamica figura/sfondo.

Se, invece, il processo omeostatico fallisce, perché l’individuo non è stato capace di identificare i suoi reali bisogni, o perché non ha saputo stabilire con il suo ambiente un contatto adeguato, la Gestalt (che in tedesco significa “forma”) non si chiude, rimane inconclusa; e una Gestalt inconclusa pone continue interferenze al flusso di scambi tra l’individuo e l’ambiente, determinando una certa fissità nelle modalità con cui questi manipola e interagisce con l’ambiente stesso.

L’elemento che differenzia maggiormente l’individuo sano da quello nevrotico è, infatti, proprio l’elemento di mobilità. Un modello sano di funzionamento prevede, dunque, un continuo, armonico e ritmato processo di apertura e chiusura verso l’ambiente. Uno dei principali obiettivi della terapia della Gestalt è quello di ripristinare l’autoconsapevolezza che viene a mancare quando si manifesta un disturbo psicologico; ciò può essere fatto ristabilendo la capacità di discriminazione del soggetto, aiutandolo a scoprire cosa è e cosa non è lui stesso, cosa lo realizza e cosa lo frustra. La persona viene guidata verso l’integrazione, nella ricerca del giusto equilibrio e del confine tra sé e il resto del mondo.

Una delle tecniche principali, finalizzata ad accrescere in tutti i sensi la consapevolezza del paziente, è la così detta tecnica della consapevolezza. Sono cinque le domande, ormai diventate classiche, con le quali il terapeuta della Gestalt favorisce il processo di autoconsapevolezza: “Cosa fa?”, “Cosa sente?”, “Cosa vuole?”, “Cosa evita?”, “Cosa si aspetta?”. Il lavoro sulla consapevolezza prevede infatti più livelli d’indagine; Perls usa la metafora del “pelare la cipolla”.

Si parte, infatti, dalle bucce in superficie, ossia il comportamento osservabile (cosa fa?), per poi passare via via agli strati più profondi, ovvero le sensazioni e le emozioni (cosa sente?), e infine i processi cognitivi e volitivi (cosa vuole?; cosa evita?; cosa aspetta?) . Il terapeuta dà molta importanza anche alle risposte non verbali del soggetto in quanto, mentre il linguaggio mente, il corpo è più sincero, e spesso svela quando e come il paziente mette in atto le sue strategie automanipolative e difensive.

La Gestalt ha come obiettivo di far sì che la persona divenga consapevole della “propria forma”, del suo modello e della sua interezza tramite l’integrazione di tutti i suoi aspetti, soprattutto di quelli meno consapevoli. La prospettiva della Gestalt è riassunta da Perls in quattro parole: Io e Tu, Qui e Ora. L’espressione “Io e Tu”, indica la relazione autentica fra terapeuta e paziente, con l’idea guida di un rapporto terapeutico creativo che rispetta la singolarità di ogni essere umano.

Una caratteristica fondamentale della psicoterapia Gestaltica consiste quindi nel metodo operativo che si fonda prevalentemente sull’esperienza (anche attraverso l’utilizzo di alcune tecniche particolari), sia nel comprendere i problemi del paziente che nella scoperta ed esplorazione delle possibili soluzioni. Ogni piccolo cambiamento viene vissuto in terapia come un’esperienza viva, dove il paziente ha la possibilità di esplorare le soluzioni ai suoi problemi, non solo attraverso comprensioni intellettuali e razionali, ma anche grazie ad una comprensione di tipo fenomenologico che include emozioni ed esperienze corporee.